Acquisire autonomia dopo la paura
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Barbara aveva mal di schiena da anni.
Era una ragazza giovane la prima volta che è venuta da me, ma quel dolore lo provava già da diverso tempo. Non in modo costante ma in modo ricorrente: apparentemente senza motivo, si ritrovava bloccata nel basso schiena con conseguenze che l’hanno portata anche a terapie mediche importanti.
La prima volta che ci siamo incontrate in studio da me è successo quello che succede spesso nelle prime sessioni, ovvero mi dice: perché ho male? non ho fatto niente di strano.
Cercava un significato al suo dolore, un legame consequenziale e diretto con un trauma mai veramente accaduto.
Ad esempio, se cado e mi sbuccio il ginocchio, so che il male al ginocchio è dovuto a quella caduta. In qualche modo, mentalmente, associo il significato di quel dolore a quella parte del corpo lesa.
Nel caso di Barbara no, non era così. Non era possibile associare un significato a quei sintomi, o meglio, non ero io a poterle dare la risposta che cercava.
Ho dato alcune sessioni a Barbara e ho lavorato sul suo corpo, sui sintomi diretti ma anche su parti del corpo sulle quali lei non si aspettava che agissi. Le ho insegnato a respirare a fondo in ogni parte del corpo trattata perché il blocco alla schiena generava altri blocchi di cui lei non si era resa conto.
Le ho spiegato quanto fosse importante percepire il corpo nella sua interezza, perché non siamo fatti a sezioni distinte non comunicanti: se irrigidiva la mascella, questo aveva effetto sullo stomaco; il modo in cui contraeva i muscoli della pancia, aveva effetto contemporaneamente sulle lombari.
E poi è arrivata la paura.
La paura di affrontare quelle sensazioni che la riportavano a degli stati emotivi densi, complicati e contorti. Un labirinto nel quale si perdeva, dove ogni svolta la portava di fronte ad un muro senza sapere quale fosse la direzione giusta da prendere.
Fare esperienza nel corpo di sensazioni profonde l’ha portata ad attivare meccanismi di difesa dal dolore e quindi la tendenza a non voler sentire.
Ma l’ho accompagnata a capire che poteva avere fiducia in quello che sentiva, che non sarebbe successo nulla di irreparabile, il suo corpo le stava solo dando la risposta che le poteva dare: non perché aveva dolore, ma come.
E come stava Barbara quando provava certe emozioni?
Come reagiva di fronte ai muri che le si paravano davanti nella sua vita quotidiana?
Barbara ha sperimentato che le contrazioni di certi muscoli non erano conseguenza del mal di schiena, ma ne erano la causa!
Le motivazioni che hanno generato in lei certi blocchi sono affiorate spontaneamente, Barbara le ha riconosciute e ha potuto riconoscere anche in quali situazioni della sua vita si irrigidiva.
Ha iniziato così a fare qualcosa di diverso: ha smesso di combattere il dolore e ha cominciato ad accorgersi di quello che faceva nel corpo automaticamente e spontaneamente quando sperimentava forti emozioni nella sua vita di tutti i giorni.
E riconoscendosi, ha iniziato a guarirsi.
Il suo mal di schiena non è scomparso dall’oggi al domani, ma ha smesso di essere un nemico improvviso e incomprensibile. È diventato un segnale, un linguaggio, una porta di accesso a qualcosa di più profondo.
*La storia di Barbara è una storia vera che sono stata autorizzata a raccontare, usando un nome di fantasia.