Paola Dalmasso - Body work & metodo Grinberg®
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15/06/2026

Imparare a rimanere flessibili

“E poi è arrivata la paura.”

Il passaggio centrale del racconto di Barbara, protagonista della scorsa newsletter, era proprio questo. 
Dopo avervela mandata, l’ho riletta alcune volte perché ne ho voluto fare una versione da ascoltare. La trovate sul mio sito .

Ma rileggendola, ho immaginato come quella frase possa essere risuonata dentro di voi.

Ha smosso qualche corda dentro di voi?
Quali ricordi vi ha risvegliato?
Ha fatto riaffiorare delle sensazioni?

Se è successo, bene!

Siamo troppo abituati a considerare la paura un sentimento negativo
O meglio, la conseguenza che percepiamo noi di un avvenimento negativo.

Ma non è detto, la paura è anche legata a stati estremamente adrenalinici, a situazioni enormemente emozionanti.
Facciamo l’esempio di un matrimonio: mi è capitato, nei miei 30 anni di esperienza, di lavorare con dei futuri sposi. La fase di preparazione, l’attesa e l’organizzazione di un giorno molto importante, desiderato e voluto, generava in loro dei blocchi. 
Proprio perché l'entusiasmo era strabordante, invece di giovarne in modo positivo, innescava in loro un cortocircuito emotivo ingestibile.
Non era la paura di fare una scelta sbagliata ma quella di realizzare un grande desiderio!

Cosa succede dentro di noi quando facciamo esperienza della paura?
Viviamo delle sensazioni fisiche, concrete.
E molto spesso stiamo male.

Ma stiamo male perché attraversiamo quelle situazioni con un peso e una tensione maggiori dentro di noi.
Non ci permettiamo di essere flessibili perché non siamo abituati a sentire certe sensazioni. Quelle che ci fanno tremare le ginocchia, quelle che generano il vuoto nella nostra pancia, raffreddano le mani e arrossiscono le guance.
Il malessere deriva dal fatto che blocchiamo certe sensazioni e tendiamo ad irrigidirci.

La paura, quindi, non è necessariamente il problema.
Il problema è ciò che facciamo quando arriva.

Se proviamo a trattenerla, a controllarla, a far finta che non esista, lo facciamo reagendo nel corpo.
Ci irrigidiamo. Perdiamo elasticità. Consumiamo energie nel tentativo di difenderci da qualcosa che non è mai una minaccia ma un'esperienza da attraversare.
Che, anzi, in caso di pericolo ci avverte e ci fa reagire nel modo appropriato.

Per questo trovo sempre interessante osservare come le persone raccontano la propria paura. Di solito avviene durante il cosiddetto feet assessment, lo studio della pianta dei piedi.

Per alcuni è un peso sul petto.
Per altri un nodo alla gola.
Per altri ancora una tensione che compare sempre nello stesso punto del corpo.

E allora la domanda non è: "Come faccio a non avere paura?"
Forse la domanda è: "Come faccio a sentire la paura nel corpo senza bloccarmi?”

La prossima volta che la sentirete arrivare, provate a notare dove sentite i blocchi, come vi irrigidite.
Sentirete che qualcosa sta succedendo in voi, nel corpo, e sarà da quello che potrete cominciare a imparare.

Contattami se vuoi insegnare al tuo corpo come lasciar scorrere la paura.


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