Sentire o non sentire?
Quando ho cominciato a lavorare, quasi 30 anni fa, con questo approccio al corpo, il mondo olistico in Italia non esisteva.
E’ un mondo che si è aperto molto e, purtroppo, ha raccolto in sé tanta superficialità.
Questo aspetto non mi appartiene, ma la sua diffusione ha fatto in modo che certi termini e un certo tipo di linguaggio cominciassero a entrare in circolo.
Cos’è successo, quindi?
Che a distanza di tempo non suona più così strano parlare o sentire parlare di percezione, di stare in ascolto, di sentirsi. Fa parte anche di un certo lessico che uso anche io qui con voi, nella mia Agorà.
Mi sono accorta, però, di una cosa.
E’ bene che certi termini facciano parte del nostro uso comune e viene più facile anche a me lavorare e insegnare se questi termini sono ormai sdoganati.
Il problema è che quasi mai siamo portati a sentirci veramente.
Davvero molto spesso le persone più che entrare nel sentire, tendono a visualizzare, rimanendo imbrigliate nella dimensione mentale.
Succede quindi che usando quei termini si stimoli l’immaginazione, concentrandosi sul significato più che sul valore concreto del termine.
Sembra complicato ma, per capire meglio, facciamo una prova insieme:
Se ti chiedessi: senti le tua ginocchia quando cammini? Cosa mi risponderesti?
Probabilmente mi diresti, no.
Potresti pensare: perché mai dovrei sentire le mie ginocchia? Non ho male.
Ecco.
È proprio quello che mi ha detto una signora che ha fatto un percorso di guarigione con me.
Diceva di non percepire le sue ginocchia camminando.
Perché? Perché per lei sentire voleva dire percepire un dolore, un sintomo, un fastidio.
È qui che voglio arrivare.
Sentire non vuole dire solo avere una brutta sensazione, qualcosa di diverso o distorto dal normale, dal nostro abituale senso.
Ma sentire vuol dire rendersi conto di essere un corpo, sempre.
Non immaginarlo, non pensarlo, sentirlo!