Trovare le parole
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Ma è proprio necessario usare parole inglesi quando parliamo italiano?
Ciao, sono Paola Dalmasso e nella vita parlo inglese, francese, italiano e a volte tutte e tre queste lingue insieme.
No, non voglio fare un trattato di sociologia linguistica con questa mia Agorà, ma mi piace ironizzare su qualcosa che effettivamente succede spesso nel mio lavoro.
Forse non ci avete fatto caso, ma accanto al mio nome sul mio sito e sui social c’è la definizione bodywork.
Vorrei spiegarvi meglio il perché e perché a volte prendo in prestito parole dall’inglese.
Quando ho cominciato a fare questo lavoro, quasi 30 anni fa, in Italia il mondo olistico non esisteva.
È un settore nel quale non mi riconosco completamente perché, negli anni, ogni sorta di professionista o operatore che proponesse un modo alternativo per stare bene o meglio con se stessi ha definito il proprio modo di lavorare olistico.
È comprensibile che una etichetta così ampia possa aver accolto in sé molte varietà di metodologie, più o meno efficaci, ma che non hanno incontrato sempre la fiducia delle persone.
Riconosco, però, che ha aiutato le persone ad acquisire dimestichezza con certi argomenti, ad arricchire il proprio vocabolario con termini che formano i concetti entro i quali mi muovo anche io.
Affrontare l’ansia, gestire meglio le relazioni con gli altri e con se stessi, aumentare il livello di vitalità, ottenere un rilassamento profondo.
Però non mi è bastato.
Ho avuto bisogno di allargare il mio gergo e, attraverso i miei studi e l’esperienza negli anni, ho integrato altre parole che sono proprio definizioni riconosciute a livello internazionale e che non hanno un vero e proprio corrispettivo in italiano.
Vi faccio un esempio.
Da metà degli anni 90 in poi l'informatica ha cominciato ad entrare nelle nostre case.
Il computer, da strumento esclusivo di lavoro e sviluppo, è diventato pian piano un oggetto del quotidiano per gli usi comuni.
E tutti abbiamo imparato cosa sia un mouse, un pc (personal computer), un desktop o un browser.
Ora, qualcuno di voi chiamerebbe il mouse un topo?
Ecco, quando uso la parola bodywork lo faccio per dire ciò che in italiano non ha la stessa forza descrittiva e sintetica che ha l’inglese.
Il bodywork è il lavoro attivo del corpo: il sangue pulsa, le cellule si rigenerano, alcune muoiono, ci sono scambi gassosi, gli impulsi elettrici scorrono.
Questa è la conditio sine qua non la vita scorra in noi.
Ed io, con il mio lavoro, con una formazione medica alle spalle, agisco affinché questo lavoro naturale acceleri, si diffonda, riparta, smetta di essere bloccato perché i meccanismi di guarigione si rimettano in moto in modo esponenziale consentendo un recupero del corpo che spesso viene definito insperato o impossibile.
Le parole cambiano, viaggiano, si mescolano. E qualche volta ci aiutano a dire meglio quello che siamo e quello che facciamo.
Io continuo a lavorare con il corpo.
In italiano, in inglese, francese e, quando serve, anche senza parole.